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Kurt74Amministratore del forumLento, molto lento, lentissimamente lento…..
Pero’ ultimamente si e’ riaccesa la speranza, leggi qui: http://www.speednpower.it/forum/forums/thread-view.asp?tid=660&posts=20
Kurt74Amministratore del forumIo purtroppo non ho di questi problemi ico04
Spero arrivi presto questa maledetta ADSL al mio paesino
Kurt74Amministratore del forumYEEEEEEEEEEEAAAAAAAAHHHHHHHH
Devi sapere che io comprai appena usci’ la VHS originale. Mi rimangio ancora le mani per quella volta che la lasciai nel videoregistratore e mio fratelli ci registro’ sopra una partita. In realta’ non l’ho mai vista, perche’ la comprai, la misi nel videoregistratore per vedere se funzionava, giusto 2 minuti, e poi mi ripromisi di guardarla tutta il giorno successivo.
TROVAI UNO SPEZZONE DI TELEGIORNALE ED UNA PARTITA DELL’INTER
Kurt74Amministratore del forumsono daccordo con te, ed in fondo effettivamente ho usato la parola “disadattati” in modo un po’ scorretto. Ma condivido quello che dici, che e’ proprio la terza via di cui parli l’unica percorribile.
Kurt74Amministratore del forumHo notato che anche se l’amico che voglio chiamare e’ registrato con Jajah, ugualmente si scarica il traffico. Parlo del traffico quello gratuito che viene regalato quando si ci registra, sono 2,5 euro.
Leggendo meglio le condizioni ho capito il perche’, ecco la normativa:
* Il numero di telefono del tuo amico deve essere registrato presso JAJAH come uno dei suoi “numeri sorgente ” – L’account del tuo amico deve essere “attivo” (un account diventerà inattivo dopo 2 settimane senza alcuna operazione quale una chiamata gratuita, una chiamata a basso prezzo o l’invio di un SMS)
Puoi vedere se il tuo amico é accessibile gratuitamente dopo aver inserito il suo numero di telefono e aver posizionato il mouse sul “call button” (tasto chiamata) senza cliccare. dopo un secondo a finaco del bottone appare la scritta Free Call, oppure il costo che si sosterra’.
Kurt74Amministratore del forumma la mia domanda era se VERAMENTE il fratello scrive, perche’ vedendo la marginalita’ di funzioni che ha dal vivo sembra piu’ un pezzo eliminabile e che sta’ li’ perche’ e’ il fratello e basta.
Kurt74Amministratore del forumvengo a vederli anche io se vengono a napoli.
senti ma le canzoni le scrivono veramente i due fratelli oppure angus segna il nome del fratello cosi’ per amicizia ?Stiff upper lip (A. Young, M. Young) – 3:34
Meltdown (A. Young, M. Young) – 3:42
House of jazz (A. Young, M. Young) – 3:56
Hold me back (A. Young, M. Young) – 3:59
Safe in New York City (A. Young, M. Young) – 4:00
Can’t stand still (A. Young, M. Young) – 3:41
Can’t stop rock and roll (A. Young, M. Young) – 4:02
Satellite blues (A. Young, M. Young) – 3:47
Damned (A. Young, M. Young) – 3:52
Come and get it (A. Young, M. Young) – 4:03
All screwed up (A. Young, M. Young) – 4:36
Give it up (A. Young, M. Young) – 3:53
Kurt74Amministratore del forumbel topic, rispondo con piacere,
io devo andare un po’ piu’ indietro nel tempo per via della mia eta’ non piu’ giovanissima. Ho 32 anni e la prima cosa che mi viene in mente e’ una vecchia radio a valvole di mio nonno, che ancora custodisco gelosamente, e dei 45giri di gianni morandi, il preferito di mia mamma. Appena inizia a capire come si faceva a trasformare un pezzo di plastica rotante in musica ascoltai infinite volte “La Fisarmonica” di G. morandi, e inconsiamente la conosco ancora a memoria anche se saranno 25 anni che non la sento piu’ 🙂
Tornando verso i giorni nostri comprai il mio primo registratore a cassette, un Roadstar, proprio per registrare dalla radio i pezzi che piu’ mi piacevano. Ho ancora tutta la raccolta conservata, sono una 15ina di cassette che testimoniano la mia trasformazione musicale.
Nella prima cassetta c’e’ Madonna, Like a Prayer, diversi pezzi di musica pop, qualcuno anche da discoteca, ed altri che ancora oggi non ho scoperto come si intitolano 🙂 Amavo anche The Final Countdown degli Europe, anche se non ero mai riuscito a registrarla.La svolta c’e’ stata quando mori’ Freddy Mercury, e comprai il famosissimo Greatest Hits II. Contemporaneamente Comprai una cassetta degli Scorpions, era appena uscito Crazy World. Ci facemmo una festa di 18 anni con quella cassetta, ed ancora adesso la conservo (e’ falsa), anche se ho preso il cd. E’ proprio con loro che iniziai a rendermi conto che mi piacevano i suoni cattivi, con distorsioni e chitarre elettriche. Wind of Change, che era il singolo, mi piaceva, ma molto di piu’ mi piacevano gli altri pezzi che in radio non facevano sentire.
Un giorno ebbi la fortuna di comprare una rivista, anche questa conservata, dove c’era un articolo che si intotolava “Il ritorno del metallo pesante”, e faceva una classifica dei gruppi piu’ importanti. Mi ripromisi di comprare qualche gruppo citato appena ne trovassi uno. Gli Iron Maiden erano citati al secondo posto, e trovai “No Prayer For The Dying” che era l’ultimo album degli Iron in quel periodo, in genere nelle cassette false per riempirle si ci metteva anche l’album precedente e quindi era inserito anche parte di “Seventh Son of a seventh Son”, e quando ascoltai “Can I Play with Madness”…… LA MIA VITA CAMBIO’ !
Quando poi in radio sentii le prime note di Smells dei Nirvana fu un secondo amore, dal quale nasce Nirvana Italia, questo sito che curo con tanta passione.Poi ho avuto la fortuna di iniziare a suonare la batteria, uno strumento che mi carica moltissimo, e con il mio primo gruppo, gli Erehwon registrammo un primo Demo, adesso suono negli SnP e stiamo alle prese delle registrazioni del nostro primo CD. L’emozione piu’ grande e’ suonare in pubblico, e vedere qualcuno che canta un tuo pezzo, che nemmeno tua madre conosce, e’ una soddisfazione indescrivibile.
Alla musica, che mi ha dato cosi’ tanto, non posso chiedere di piu’, e’ stata molto generosa con me.
Kurt74Amministratore del forumE sono due !!!! due errori di stampa, minchia che professionalita’ questo Guitar World ico05
Kurt74Amministratore del forumintendi scambio link, beh visto che qui sul forum lo hai gia’ messo ora devi solo mettere quello di https://nirvanaitalia.it sul tuo sito ico01
a me, ed agli SnP va tutto bene, siamo alle prese con le registrazioni del nostro primo full album, saranno 12 pezzi. siamo alle chitarre ritmiche, ma il lavoro va lentamente per varie cause. Voi i pezzi li avete registrati in studio ?
Kurt74Amministratore del forumauguri tourette per il tuo gruppo, ho una connessione a 56k e quindi non se ne parla di scaricare, pero’ appena finisco le ferie in ufficio me li prendo.
In che senso si puo’ parlare per i link ?
In che senso come va in generale ?
Kurt74Amministratore del forumLibero mi sono accorto che l’articolo “DALLA CULLA ALLA TOMBA” non e’ completo, se leggi alla fine finisce di botto.
Puoi recuperarlo e postare solo la parte mancante ? Poi io la incollo.
Kurt74Amministratore del forumfinalmente un’ottima cosa sui Nirvana.
Speriamo esca presto in Italia, chissa’ se solo con i sottotitoli o tradotto.
Kurt74Amministratore del forumL’ULTIMO DIRITTO
LA STORIA DENTRO “YOU KNOW YOU’RE RIGHT,” L’ULTIMA CANZONE CHE KURT COBAIN E I NIRVANA HANNO REGISTRATO. [9]
L’ultima domenica del gennaio 1994, Kurt Cobain sedeva in una pizzeria a Shoreline, Washington, raccontando barzellette e ridendo così forte che il latte gli uscì dal suo naso. Stava raccontando, forse per l’ultima volta, una delle sue preferite storie del tour dei Nirvana, incluso il racconto di come un intossicato Eddie Van Halen era entrato nel backstage e chiesto di suonare con la band. Il racconto, che portò Cobain a respingere i Van Halen, fu ripetuto per il beneficio dei compagni di band di Cobain – il bassista Krist Novoselic e il batterista Dave Grohl – così come il produttore Adam Kasper e il proprietario dello studio Robert Lang, tutti i quali erano in pausa dalla sessione di registrazione.
La storia era una delle preferite di Cobain, forse perché dimostrava quanto potere esercitava nell’industria musicale. Kurt era cresciuto idolatrando i Van Halen, ma in un notevole colpo d’ironia, il grunge aveva fatto crollare il metal come stile del momento e Cobain era diventato il principe della musica – lo studente ora maestro. La presa in giro fu sia crudele che divertente, tipico del senso dell’humor distorto di Cobain. “Fu divertente,” ricorda Robert Lang. “Eravamo sul pavimento a ridere.”
Un’ora dopo il gruppo riunitosi ai Lang studio e registrava “You Know You’re Right,” l’ultima canzone che Cobain e i Nirvana hanno registrato. Il nastro della canzone rimase in cantina per quasi otto anni, ma nel 2001 divenne il centro di una complicata battaglia legale tra Courtney Love e Grohl e Novoselic per il controllo dell’eredità della band. Sebbene nessun fan dei Nirvana avesse sentito “You Know You’re Right,” la canzone velocemente si alzò a stato mitico. Quando progredì il caso alla corte e attirò l’attenzione dei media internazionali – ad un punto Grohl e Novoselic cercarono di forzare la Love a farla sottoporre ad una rivalutazione psichiatrica – divenne una delle più discusse canzoni inedite nella storia del rock, cattivo prima di esso.
Poi sabato, 21 settembre 2001, quasi 11 anni del giorno dopo l’uscita di Nevermind, la Love annunciò che la battaglia legale era terminata. Il suo accordo con Novoselic e Grohl permetteva un uscita in autunno di un CD greatest hits dei Nirvana di 14 tracce, che avrebbe anche contenuto “You Know You’re Right.” “Il feudo dei Nirvana è finito, perciò pace,” scrisse la Love in un post sul suo sito web. “Abbiamo risolto la cosa.” Successivamente un uscita stampa promise un box set di rarità nel 2004, e una video cassetta ad un certo punto subito.
Solo questo sarebbe stato sufficiente a riportare a galla i fan dei Nirvana, ma il giorno seguente l’annuncio della Love, molti sentirono qualcos’altro sulle loro radio anche di più sorprendente: la versione studio di “You Know You’re Right.” Sebbene l’uscita ufficiale della canzone non era prevista per altri due mesi, la canzone era stata messa in internet e presa dalle radio. La Geffen Records minacciò di ricorrere in vie legali contro le stazioni che stavano trasmettendo la canzone, ma molte stazioni risposero a questi ordini di cessare e desistere annunciando che avrebbero mandato comunque la canzone poiché c’era una grande domanda da parte degli ascoltatori. La rapida accoglienza favorevole della canzone alla radio – otto anni dopo l’ultimo successo dei Nirvana – sorpresa l’etichetta e quelli dentro le radio. “Era la nostra numero uno con una valanga di voti,” disse Lisa Worden, direttore musicale della grande stazione KROQ di Los Angeles, ai primi di Ottobre. “Il responso telefonico degli ascoltatori è stato eccezionale.”
In 24 ore, la Geffen cambiò marcia e dichiarò la canzone “ufficialmente pubblicata,” a dispetto del fatto che molte canzoni stessero mandando la canzone in bassa qualità audio scaricata dai siti internet dei fan. L’etichetta fece uscire un MP3 di migliore qualità ed in una settimana diedero alle stazioni un CD single “ufficiale” della canzone. A metà Ottobre “You Know You’re Right” era la numero uno delle canzoni di rock moderno della nazione.
L’etichetta mise assieme velocemente un video per la canzone. Chris Haffner, un giovane regista talentuoso che aveva lavorato per video da Tupac Shaker ai System of a Down, fu contattato per editare insieme degli spezzoni per creare un montaggio. La discrezione era così alta che quando il regista sentì per la prima volta la canzone, dice, era in macchina in un parcheggio. “Fui spazzato via,” dice Haffner. “La prima volta che sentì la canzone era così vibrante che pensai tra me stesso, Sei sicuro che Kurt Cobain sia realmente morto?” Il video di Haffner, che usa più di 1,000 frammenti, riporta Cobain in vita.
Il video di Haffner nacque per necessità: non c’era un vero video di Cobain che cantava la canzone. Oltre che per la sessione agli studio di Lang, si sapeva che la band aveva suonato la canzone solo in una occasione, nel 1993 ad un concerto a Chicago. In quella forma la canzone era molto grezza, essendo stata suonata subito dopo che Cobain aveva scritto la melodia. Disse che si intitolava “On The Mountain,” sebbene la ragione per quel titolo non è mai stata chiara dalle parole che ha cantato.
Né Cobain intitolò la canzone quando i Nirvana la registrarono allo studio di Lang nel gennaio 1994. Tutti i presenti, comunque, supposero che si chiamasse “You Know You’re Right” dopo il forte ritornello. La sessione – e la canzone – fu molto più importante per quello che significò nella storia dei Nirvana: da inizio 1994 c’era presentimenti che i Nirvana fossero scoppiati come band. Sebbene il loro ultimo album, In Utero, avesse venduto molte milioni di copie, era la metà di quello che Nevermind aveva fatto. Il tour USA autunnale dei Nirvana del 1993 aveva visto anche edifici mezzi vuoti, che sarebbe stato strano un anno prima. E mentre il gruppo era ancora la più importante band nel rock and roll, questa posizione era precaria. La pressione era tenuta da Cobain.
La sessione ai Land per poco non avvenne. Cobain perse i primi due giorni dei tre previsti della sessione di studio, alla fine arrivò dopo che Novoselic lo individuò. I Nirvana avevano previsto di partire la prossima settimana per un lungo tour europeo, e Cobain stava già lamentandosi di cancellare il viaggio e di finire prima la sessione studio. Quelli intorno a lui non erano se la sua reticenza fosse il risultato della sua dipendenza dalle droghe – che era forte in quel momento – o sue malattie fisiche, di cui si lamentava in continuazione.
Quando cominciò la sessione, pochi nella sala si aspettavano molto da Kurt. Lang racconta che Cobain soffriva di un forte mal di schiena quel giorno – era stato un problema cronico durante la sua vita. “Trascorse parte del tempo sdraiato sul pavimento della stanza B,” ricorda Lang, “guardando il soffitto. Disse che il pavimento duro del pavimento aiutava la sua schiena.”
Durante i precedenti due giorni, Novoselic e Grohl hanno fatto dei demo per delle canzoni che Grohl aveva scritto. Versioni differenti di queste stesse canzoni avrebbero riempito molto del primo album dei Foo Fighters. Anche Novoselic cercò di scrivere del materiale. Cobain frequentemente si era lamentato che sentiva che la maggior parte dell’incarico dei scrivere della band cadeva su di lui, sebbene accettasse i suggerimenti degli altri membri. Ancora, il produttore Adam Kasper aveva l’impressione che questo nuovo album sarebbe stato un lavoro più eguale, con contributi da tutti e tre i musicisti. Kurt trascorse la prima parte della sessione ascoltando il materiale su cui Grohl e Novoselic avevano lavorato in sua assenza. “Dave aveva delle canzoni che stava scrivendo e Krist aveva qualche canzone,” dice Kasper.
Ma quel materiale fu subito dimenticato perché Kurt disse che voleva provare la canzone di Chicago di nuovo. Aveva scritto nuove parole nello studio quel giorno e velocemente riinsegnò la canzone agli altri. “Capivi immediatamente che era una grande canzone,” dice Lang. Ricorda che come Cobain suonò la canzone, Kasper si girò verso di lui nella sala controllo e disse, “E’ veramente bella, Bobby.” Kasper ricorda che la canzone lo colpì come un hit immediato: “In poche parole, quando Kurt entrò con quella canzone fece volar via quasi tutto.”
Il gruppo registrò qualche altra canzone quel giorno ma erano per lo più delle jam. “You Know You’re Right” era chiaramente la gemma della sessione. Kasper, che aveva lavorato anche con Pearl Jam e Soundgarden, ricorda che si sentiva veramente soddisfatto di quanto velocemente la band era stata in grado di registrare la canzone, e di quanto era grande il risultato. “Pensai che quella canzone era bella,” ricorda. “Sapevo che stava succedendo nel momento in cui la sentii.”
Cobain reagì alla canzone come faceva con ogni cosa nella sua vita: finì la canzone con una stoica impronta sulla sua faccia, e poi fumò delle sigarette mentre ascoltava la registrazione. Era abbastanza contento della canzone, e del suono dello studio, così che la band aveva previsto di ritornare al Lang dopo il tour europeo per completare l’album. Ma non fu vero: solo dopo due mesi Cobain sarebbe morto, e “You Know You’re Right” sarebbe rimasta l’ultimissima canzone che i Nirvana abbiano registrato.
Kurt74Amministratore del forumSTAGIONE FINALE
UNO SGUARDO OLTRE LA SCENA DELLA BRILLANTE PERFORMANCE DEI NIRVANA ALL’UNPLUGGED DI MTV. [8]
LE IMMAGINI SONO GIA’ STATE IMPRESSE NELLA PARTE PROFONDA, sensibile della coscienza collettiva del rock: Kurt Cobain, accasciato sulla sua Martin acustica, la sua maglia da bibliotecario ridotta a brandelli e le scarpe da basket, i mazzi di gigli, la luce blue subacquea…
Chi può dire perché MTV scelse di mandare in onda la performance dei Nirvana nel programma Unplugged della rete più e più volte, come un cassetta ciclica, nelle ore e i giorni successivi la scoperta del corpo senza vita di Cobain l’8 aprile 1994? Molti fan avrebbero preferito qualche immagine che faceva forza dei Nirvana tutti elettrici e provocativamente dal vivo prima che una fossa facesse agitare. Invece, c’era l’Unplugged dei Nirvana, registrato solo cinque mesi prima della morte di Cobain, e mostrato come una veglia che, sebbene le sue ripetute visioni servirono a diffondere il dolore lo shock della comunità rock. La seguente pubblicazione dell’MTV Unplugged in New York dei Nirvana, la versione CD del concerto televisivo, fu una triste esperienza di déjà vu per molti. Divenne impossibile ascoltare questa musica al di fuori del contesto della terribile fine di Cobain.
Vista, di continuo, nelle ore seguenti la morte dell’artista, il malinconico concerto di MTV ebbe stranamente un effetto calmante. Può aver aiutato qualche ascoltatore trovare un calmo, quieto modo di consegnarsi alla violente fuoriuscita di Cobain. Ma l’effetto fu anche abbastanza sinistro. Era come se il ragazzo stesse cantando al suo stesso funerale. O cantando da un tranquillo, mondo blue oltre noi stessi.
Una strana coincidenza? Probabilmente. Ma delle sei cover che Cobain ha scelto di cantare quella sera, cinque menzionavano la morte in un qualche modo. E i gigli, le candele e i pesanti tendaggi che adornavano il palco dell’Unplugged quella notte furono scelte da Cobain. Infatti, quando il produttore dell’Unplugged Alex Coletti mostrò al leader dei Nirvana una descrizione preliminare per il palco, Kurt chiese più fiori, più candele.
“Intendi come ad un funerale?” chiese Coletti.
“Si,” rispose Cobain.
“Non voglio leggerci troppe cose in questo,” dice Coletti in retrospettiva, “ma quel ricordo mi ha spaventato qualche mese dopo.”
A parte dalle sfumature morbide reali o immaginarie dello show, per Cobain, l’opportunità di fare l’Unplugged di MTV può aver significato la conferma del suo arrivo come un importante compositore rock. “Mi imbarazzo a dirlo, ma mi è piaciuto essere riconosciuto più come compositore,” Cobain disse al magazine Details nel novembre del ’93. “Non do attenzione ai sondaggi o alle classifiche, ma ogni tanto le sfoglio e vedo, tipo, Eddie Vedder nominato come compositore numero uno in un giornale, e io non sono nemmeno elencato.”
Iniziato con il suo debutto televisivo nel gennaio 1990, l’Unplugged di MTV è stato sempre un posto di compositori. Lo show dava la possibilità ai musicisti di staccare gli alti decibel e i prezzi delle grandi produzioni e lasciare che le loro composizioni rimanessero nella loro melodia e integrità letterale. Nel 1993, i Nirvana avevano cominciato a lavorare su dei pezzi acustici nei loro concerti live, “solo per abbassare le cose,” disse il bassista dei Nirvana Chris Novoselic a MTV News. “Ma la gente ancora riusciva a dimenarsi e tirava scarpe e cadeva a testa in giù sopra la barriera e si rompevano la testa.”
L’Unplugged diede ai Nirvana la possibilità di testare il loro carattere acustico sotto migliori condizioni. “Fui sorpreso ma ammirato quando dissero di sì a fare il concerto,” dice Coletti. Coletti aveva lavorato con i Nirvana già una volta. Il 10 gennaio, 1992, quando i Nirvana erano a New York City per fare il Saturday Night Live, aveva filmato il set live con la band. “Vari clip sono stati mandati in onda su MTV,” nota Coletti, “ma mai l’intero video.”
La registrazione del gennaio ’92 fu una sessione improvvisata, messa insieme alla meglio all’ultimo minuto, ma diede a Coletti degli utili elementi nella band. “Quella esperienza di lavorare con Kurt mi mostrò quanto sensibile egli fosse come persona. Alcune band entrano e è tipo, ‘OK. Puntare e sparare. Facciamolo e andiamocene.’ Ma Kurt sembrava piacergli prendere le cose e internalizzarle. Ho sentito che era tipo un artista visivo. Perciò, oltre che essere sicuro di essere contento del palco, poiché sembrò mostrare interesse in esso, pensai che sarebbe stato buono se desse dell’input creativo in esso.”
All’inizio nella pianificazione del palco della loro apparizione Unplugged, i tour manager dei Nirvana Alex MacLeod e Jeff Mason agirono come intermediari tra Cobain e Coletti, passando le idee e i desideri del chitarrista al produttore. “Kurt voleva qualcosa che doveva allontanarsi dal tipico, lento set televisivo,” dice MacLeod. “Non voleva che sembrasse solo un semplice concerto. Aveva visto molti concerti Unplugged prima, e sentiva che non erano veramente unplugged. La sua sensazione era che molte band usavano strumenti semi-acustici e suonavano le loro canzoni esattamente nello stesso modo che avrebbero fatto se stessero facendo un concerto completo. Voleva rendere l’apparizione Unplugged dei Nirvana un po’ differente, una sorta di set in prima battuta. Molto calmo. Solo andare e suonare un po’ di canzoni e fare cambiamenti agli arrangiamenti di un certa dimensione. Cercarono di attenersi agli strumenti acustici per quanto più possibile. Kurt voleva fare qualcosa che avrebbe mostrato un lato molto diverso della band.”
Dopo lo scambio di queste idee preliminari con MacLeod e Mason, Coletti sentiva che i tempi erano maturi per un incontro faccia a faccia con Cobain. Nel novembre del ’93, qualche settimana prima della registrazione, Coletti volò ad un concerto in una remota parte del New England, a nord di Boston. Aveva con sé delle bozze del palco che raffiguravano le idee di Cobain, e con il suo semi-acustico basso Ovation. Quest’ultimo doveva essere dato in prestito a Chris Novoselic nel caso che il bassista dei Nirvana non avesse un “basso unplugged” suo.
“Non era un backstage attraente in ogni significato,” ricorda Coletti. “Il concerto era in un palazzo del ghiaccio di un liceo. Dopo lo show, la band tornò in questa stanza e mangiò qualcosa. Non c’era nessun capriccio, solo wurstel e fagioli e una bottiglia di vino. C’erano una dozzina di persone nella stanza: la band e qualche amico. Perciò entrai in questa stanza e mi sedetti di fianco a Kurt. Nessuno si preoccupò neanche di presentarci o altro; era una situazione imbarazzante. Perciò dissi,’E’ un momento brutto? Vuoi fare questo ora o cosa? Ma immediatamente diventò molto amichevole, tipo, ‘Oh, oh, la cosa di MTV. No, facciamolo ora.’ Ero preparato per fargli tutto il discorso di convinzione dell’Unplugged, c’è da parlare della set list, del suono degli strumenti e altre cose. Ma sembrò che non era il momento adatto. Così dissi semplicemente, ‘Hey, guarda, ho i disegni del set.’ “
Come molte persone che hanno lavorato con Cobain in maniera professionale, Coletti descrive il compianto chitarrista come un collaboratore cortese, rispettoso dell’abilità delle altre persone e abbastanza speranzoso di essere rispettato. “Ci ha dato flessibilità. Fu abbastanza cooperativo,” dice Coletti. “Specificò che voleva i gigli a forma di stelle, che sono questi grandi, fiori bianchi.”
Fu in questo incontro che avvenne l’osservazione del sinistro “funerale”. Ma prima che chiunque potesse soffermarsi su questo, Chris Novoselic irruppe nella stanza con il basso Ovation che Coletti gli aveva lasciato. “Era come, ‘Guarda cosa ho!’ Come un grande bambino,” racconta Coletti. “Kurt guarda e dice, ‘E’ la cosa più fottutamente brutta che abbia mai visto in vita mia.’ Chris è tipo, ‘Oh, dai, la voglio usare nel concerto.’ Kurt disse, ‘Bé, se la sgangheriamo e la danneggiamo e ci mettiamo qualche adesivo sopra…’ E io feci, ‘Umm, non puoi farlo, Kurt. E’ la mia!’ Si scusò molto, tipo, ‘Mi dispiace. Non intendevo veramente la brutta battuta.’ “
La set list fu un altro punto di discussione, se non di contesa, tra i Nirvana ed MTV. C’erano due punti potenzialmente dolenti tra le parti. Il primo, la band voleva completare metà del loro set con cover sconosciute. “Immediatamente,” ricorda Alex MacLeod, “cominciammo a chiarire per quante cover ci sarebbe stato spazio, quante canzoni MTV voleva che facessero in totale. Solo cose generali come queste.”
Un’altra cosa irritante per MTV era il fatto che – con l’eccezione di “Come As You Are” – la band non aveva in mente di suonare nessuna grande, immediatamente riconoscibile hit dei Nirvana. “Sapevamo che non volevamo fare una versione acustica di “Teen Spirit,’ ” commentò dopo il batterista Dave Grohl. “Sarebbe stato orrendamente stupido. Pensavamo che sarebbe stato meglio se avessimo trovato altre canzoni.”
Secondo MacLeod, c’era anche un lato pratico nella decisione della band di non suonare nessuna hit: “Erano tipo, ‘Amiamo farlo, ma molte di queste canzoni sarebbero spuntate se le suonassimo in quella maniera. Non funzionerebbero acustiche.’ La band pensava solo che c’erano altre canzoni che erano più adatte al formato acustico.”
La decisione di fare così tante cover riflette l’altruistico desiderio (forse insicuro) da parte di Cobain di condividere la ribalta con altri compositori. Era un instancabile proselitizzatore per band che amava, come i Vaselines, i capi supremi del buzz-pop scozzese capitanati da Eugene Kelly, che ora guida la band Eugenius. I Nirvana avevano suonato le canzoni dei Vaselines in passato, incluse “Molly’s Lips” e “Son of a Gun.” (Le prime registrazioni furono dopo riunite sul CD Incesticide).
I Meat Puppets erano un’altra delle ossessioni di Kurt. “Mi disse che il secondo album dei Meat Puppets era grande,” la vedova di Cobain, Courtney Love, ricordava in un’intervista del dicembre ’94 con Rolling Stone. “Non sopportavo [l’album]. Poi mi suonava [quelle canzoni] – la sua voce, la sua cadenza e la sua coordinazione. E realizzai che era bravo. Mi sono seduta ed ho ascoltato quest’uomo.”
Grazie all’Unplugged, i fan di Cobain ebbero la possibilità di replicare l’esperienza di Courtney. La performance di Kurt di “Plateau,” “Oh Me” e “Lake of Fire” dei Puppets hanno una imperfetta vulnerabilità che è molto più personale e affettiva che qualunque altra prova calcolata di “Teen Spirit” avrebbe potuto avere. Col senno di poi, c’era un solido buon senso nella decisione di Coletti di resistere alla pressione dei suoi superiori di MTV di vedere i Nirvana suonare i propri successi e invece rispettare le intenzioni di Cobain.
“Kurt disse che gli sono veramente piaciute queste canzoni dei Meat Puppets perché doveva spingere con la sua voce,” osserva Coletti. “Pensava di non riuscire a cantarle bene. Le ha scelte apposta perché era una prova vocale per lui.”
Molte delle decisioni riguardo alle canzoni e gli arrangiamenti furono annotati in due, lungi giorni di prove tenutisi prima del giorno della registrazione. “Erano allo spazio prove della SST in New Jersey,” ricorda Alex MacLeod. “Portammo il nostro sistema di monitoraggio. Inoltre, poiché eravamo in tour in quel momento, lavoravamo sulle cose durante il soundcheck. Kurt lavorò anche di proprio conto.”
Poiché i Meat Puppets erano in tour con i Nirvana in quel momento, e Cobain aveva in mente di cantare tre delle loro canzoni, sembrò naturale invitare i due principali Meat Puppets, i fratelli Curt e Cris Kirkwood, di venire a dare una mano sulle chitarre acustiche. “Perché no?” scherzò dopo Novoselic. “non avremmo imparato le loro canzoni bene in ogni modo.”
Tornando a MTV, la decisione di includere i Meat Puppets nella messa in onda fu difficilmente accettata con felicità. Alex Coletti ricorda: “Dissi a MTV, ‘Porteranno degli ospiti.’ E all’inizio gli occhi di tutti si illuminarono, tipo, ‘Chi mai sarà?’ Volevano sentire i nomi ‘giusti’ – Eddie Vedder o Tori Amos o Dio chi sa chi. Ma quando dissi, ‘i Meat Puppets,’ fu tipo, ‘Oh grande. Non faranno nessun successo, e inviteranno ospiti che non hanno nessun successo da presentare. Perfetto.’ “
I Nirvana sembravano intenzionati a fare una variazione acustica per il loro concerto. Insieme ai fratelli Kirkwood, inclusero la violoncellista Lori Goldston e il fondatore dei Germs il chitarrista Pat Smear, entrambi stavano suonando con i Nirvana nel loro tour. La cover di “Jesus Doesn’t Want Me for a Sunbeam” dei Vaselines diede a Chris Novoselic la possibilità di posare il suo basso imbracciare la fisarmonica. La fisarmonica, disse a MTV News, “è stato il primo strumento che ho imparato quando ero ragazzo. E Kurt ne comprò una, questa graziosa rossa. E io faccio, ‘Hey, provala.’ E io l’attaccai e cominciai a suonare. E poi cominciammo a abbozzare le prove per l’Unplugged e facemmo ‘Jesus Doesn’t Want Me for a Sunbeam.’ C’è il violino e l’organo [sulla versione originale] e io faccio, ‘Lo so. Suonerà la fisarmonica su questa canzone!’ La presi e cominciai a suonare, e suonava veramente bene.”
Malgrado le preparazioni della band, Alex MacLeod descrive il loro umore complessivo come “nervoso” quando il giorno dello show si avvicinava: “Fu la prima volta in molto tempo che li vedevo così nervosi sul fare qualcosa. Le cose erano giunte al punto che andavano a suonare di fronte a 7,500 o 10,000 persone ed era tipo [molto tranquillamente], ‘Okay, dai, facciamolo.’ Ma erano veramente nervosi sul fare l’Unplugged. Perché si lasciavano in modo aperto.”
Come lo ricorda Alex Coletti, Dave Grohl e Chris Novoselic furono i primi ad arrivare ai Sony Music Studios, tra la 54° strada e la 10° Avenue a Manhattan, il 18 novembre, 1993. Erano circa le 3:00 del pomeriggio, il momento deciso per le prove delle telecamere/soundcheck dell’Unplugged. Preoccupato per l’inclinazione di Grohl a colpire la batteria molto forte, Coletti gli diede delle spazzole e dei bastoncini, un tipo di bacchette usate nella percussione classica, che consistono in molte sottili spine molli avvolte e provocano un impatto più leggero di una bacchetta dura. Poiché si era in clima di vacanza, Coletti aveva i bastoncini avvolti in carta natalizia. “Pensavo che sarei stato ricordato per sempre come il produttore pirla di MTV,” ride Coletti. “Avevo paura che Dave girasse gli occhi, come, ‘Oh grande, la testa di cazzo di MTV sta cercando di farsi amico.’ Ma invece aprì il pacchetto e disse, ‘Bello, non ho mai avuto le spazzole prima. Non le ho nemmeno mai cercate di usare.’ Alla fine successe che, usò sia le bacchette che le spazzole. E’ bello che la band era così disponibile a provare cose nuove.”
Alla fine, Novoselic non usò il basso Ovation di Coletti ma invece un basso chitarra semi-acustico Guild affittato da S.I.R. a New York – uno strumento che è stato usato in un’altra puntata dell’Unplugged. Pat Smear suonò un’economica, rossa-bianca-e-blue chitarra Buck Owens che apparteneva a Novoselic e fu molto risistemata dal tecnico delle chitarre dei Nirvana Earnie Bailey “per farla suonare come una chitarra e non come un gioco per bambini,” come sottolinea Alex MacLeod.
Sopra nella cabina del suono sedeva un noto produttore discografico Scott Litt (R.E.M., John Mellencamp), che aveva remixato due tracce di In Utero e lavorato con i Nirvana sullo show di MTV Live and Loud New Year’s Eve. (Litt andrà a produrre il CD Unplugged in New York dei Nirvana.) La band e la violoncellista Lori Goldston erano già sul palco quando arrivò Cobain, non accompagnato da Courtney. “Penso che fosse pensato,” dice Alex Coletti. Penso che fosse un po’ troppo nervoso per avere Courtney e la bambina lì.”
Per il concerto, Cobain suonò una Martin D-18E che aveva comprato al Voltage Guitar di Los Angeles durante la primavera del ’93, e che era diventata la sua maggiore acustica. Con la sua caratteristica inclinazione per le cose stravaganti, il chitarrista aveva preso un raro abito. La D-18E, uno dei primi tentativi della Martin di chitarra elettrica, è essenzialmente una D-18 acustica con due pickup, tre manopole di controllo e innestato un selettore switch. Introdotta nel 1958, si interruppe nel 1959; solo 302 furono prodotte. Lo strumento era una (sorta di) perfetta copia acustica di una usata vecchia Mustang e Jaguar preferite da Cobain, per non menzionare gli economici negozi di vestiti e le parti di bambole che possedeva.
Ma non come i suoi bellissimi cardigan consumati, questo smesso Cobain aveva un qualche intrinseco valore: “Non credo che avesse idea di quanto raro fosse prima di comprarla,” dice Earnie Bailey. “Kurt non era nemmeno un collezionista né conoscitore di rare chitarre. Penso che la vide [la D-18E] come una cosa originale, sperando che suonasse bene come sembrava. Sfortunatamente, i pick DeArmond dello strumento furono disegnati avendo in mento corde di nickel, perciò sentirla con corde di bronzo era un po’ fastidioso. La nostra soluzione fu di attaccare un altro pickup – un modello Bartolini 3AV – in alto della Martin. Kurt si era interessato [al Bartolini pickup] quando vide Peter Buck usarlo e gli piacque molto il suono.”
Mentre la procedura usuale è per le chitarre acustiche di attaccarle direttamente, Cobain insistette nel far passare la sua Martin per il suo fidato amplificatore Fender Twin Reverb e il suo solito apparato di effettistica. “Forse non dovrei rivelare questo segreto,” ride Alex Coletti, “ma ho costruito un finto box di fronte all’amplificatore per farlo sembrare un monitor. Era la coperta di sicurezza di Kurt. Fu usato per sentire questa chitarra per il suo Fender. Voleva questi effetti. La puoi sentire in “The Man Who Sold the World” [la canzone di David Bowie fatta dai Nirvana nell’Unplugged]. E’ una chitarra acustica, ma ovviamente passava per l’amplificatore. Non c’era modo di imbrogliare nessuno. Veramente ho tentato a lungo di lasciar fuori quella canzone [dalla preparazione finale dello show]. Perché pensavo che non fosse così autentica come il resto delle canzoni. Ma sono un grande fan di Bowie, perciò non potevo oppormi troppo contro la canzone.”
Come concessione all’estetica dell’Unplugged, Earnie Bailey ha modificato l’amplificatore dello show: “Per avere il Twin più chiaro possibile, ho cambiato la valvola 7025 con una 12AX2s e sostituito l’invertitore di fase 12AT7 con un 12AU7. Nel momento in cui Kurt era in concerto, tutto era abbastanza sintonizzato, ottimo per sentire l’equilibrio del pickup dalla sala controllo.”
E’ UNA NORMA LE PROCEDURA DELL’UNPLUGGED videoregistrare le prove/il soundcheck per ogni show. La cassetta delle prove dell’Unplugged dei Nirvana raccoglie delle rivelazioni. Più di chiunque altro, Cobain sembra stanco. La sua faccia riflette la chiara stanchezza della strada che si impadronisce dei musicisti dopo mesi e mesi di avere a che fare con strani posti, situazioni sconosciute e anche persone sconosciute. Durante le prove, l’umore di Cobain varia da moderata puttanaggine sugli errori tecnici ad impassibilità, il senso dell’umorismo attraversò tutto il processo. Domanda il secondo numero delle prove, “About A Girl,” per fermasi bruscamente, chiedendo, “Quante altre volte capiterà quel fottuto feedback quando giro la mia testa a sinistra?” Poi richiede il Finger-Eze per aiutarlo a rendere liscio per l’assolo della canzone: “Conosci questa paraculata? E’ tipo gel anale.” Dopo spiega che non ha mai usato il lubrificante della tastiera prima, ma che la sua “zia country e western” usava fare così. Tuttavia sa abbastanza per specificare che vuole quello a sfera invece dello spray. “Dio, sto diventando schizzinoso oggi,” dice con finta auto-derisione.
Tutta la band sembra abbastanza divertita nel ricevere il trattamento di superstar da MTV. “Uh, la mia candela si è spenta. Qualcuno può accendermela?” chiede Dave Grohl ad un certo momento con teatrale ultra-professionalismo. “Questa fottuta sabbia è ridicola,” dice Cobain della sostanza in cui i candelabri e i vasi erano ancorati.
Quello in cui ci si imbatte inconfondibilmente nella videocassetta da il grado di quanto Cobain avesse cura dei Nirvana. Dice a Dave Grohl che quando canta piano e diretto a lui di suonare più forte in parecchi frangenti. Si rivolge a Pat Smear di non cambiare il volume del suo amplificatore. E sebbene sia conosciuto per la nonchalance punk del suo approccio con la chitarra, il video delle prove mostra che Cobain può essere piuttosto ossessivo sull’intonazione e sulla strumentazione. Entra in un lungo dibattito con un tecnico sulle varie qualità dei suoi due Electro-Harmonix Echo Flangers. Poi chiede sulla possibilità di acquistare un ricambio della testata della sua Martin. “Queste non sono buone testate,” osserva tristemente.
Come le prove proseguono, i problemi nel set presto diventano ovvi. Uno nel prima menzionato “Man Who Sold The World.” Cobain non sembra riuscire a passare il primo ritornello senza sbagliare il passaggio delle corde. “Scusate,” dice agli altri. Provano più volte la canzone ma non riescono a farla tutta in una volta. Alla fine decidono di andare oltre.
“Che cosa facciamo dopo, Scott?” urla Cobain nell’oscurità davanti la sua faccia. Tra tutte le persone sul palco, Litt è l’unico a cui sembra sottomettersi. La band passa ad una performance impeccabile di “Polly” e ad una metà di “Dumb” prima che un casino con il monitor porta le cose a fermarsi. “MTV Poltergeist,” dice Cobain. I problemi si fanno sentire di nuovo quando passano a “Pennyroyal Tea.” Pat Smear persiste nel risolvere la sua parte vocale nel ritornello con una evidente nota sbagliata. Di nuovo, la band prova la canzone ripetutamente, senza successo. La provano con Grohl a suonare la chitarra di Smear così lui si può concentrare sulla sua armonia. Ma non funziona lo stesso. La situazione cresce penosamente richiamando alla mente l’infausto “Bé, fottimi, Reg” Troggs la cassetta delle prove, le copie bootleg della quale erano solite circolare tra i musicisti. Di nuovo, la band decide di andare oltre senza risolvere il problema.
“Jesus Doesn’t Want Me For A Sunbeam” esce infinitamente meglio. Ma Cobain sembra ancora non contento. Chiama qualcuno di nome Amy (forse la Amy Finnerty menzionata nelle note del CD Unplugged): “Amy, ti puoi sedere di fronte quando suoniamo?” chiede Cobain. “Tu e Janet e tutti quelli che conosco?” [Presumibilmente Janet Billig, del management dei Nirvana.] Perché odio gli sconosciuti.”
L’arrivo sul palco dei “Fratelli Meat” accende di molto l’umore. Le loro tre canzoni vanno bene, e le prove si concludono con una sicura lettura di “All Apologies.” I Nirvana lasciano il palco avendo provato 11 delle 14 canzoni della loro scaletta.
Secondo Alex MacLeod, l’atmosfera del dopo-soundcheck era abbastanza tesa: “Erano ancora come, ‘Oh mio Dio, non abbiamo provato abbastanza. Oh merda, lo sputtaneremo completamente.’ “ Dopo aver lasciato il palco, la band si ritirò nelle stanze di sopra negli impianti della Sony per un pausa cena di due ore. Durante la cena, la delicata questione della set list si presentò di nuovo. Alex Coletti racconta: “C’era questo sottointendimento del ‘cercare di far fare a Kurt più canzoni famose’ che prevalse tutto il giorno tra me, il mio capo ed il management. L’altra cosa era che stavamo facendo molta pressione a Scott Litt, tipo, ‘Hey vedi se riesci ad avere più canzoni da loro, o migliori canzoni.’ Di nuovo, non sto dicendo che era la cosa giusta da fare. Penso che quello che abbiamo fatto è stato grande. Kurt a solo scelto di farlo in maniera diversa. Credo che non era la strada su cui eravamo tutti in sincronia. Non che lui andava in una direzione del tutto sbagliata.”
Alle 8:30 quella sera, gli spettatori furono “fatti entrare,” come dicono ad MTV. Come si è scoperto, molte delle sedie in prima fila furono date ai membri del fan club dei Nirvana dell’area di New York – probabilmente non facce familiari a Cobain, ma lontano da ostili. Le registrazioni cominciarono alle nove. In qualche modo, magicamente, gli errori dal soundcheck semplicemente sembrarono svanire. “Garantisco che manderò all’aria questa canzone,” Cobain nervosamente annuncia prima di cominciare “The Man Who Sold the World.” Ma non lo fece. Anche il problema di “Pennyroyal Tea” si risolse da sé. “La devo fare da solo o cosa?” Cobain domanda. “Falla tu,” urla Dave Grohl, afferrando l’opportunità. Questa decisione improvvisata dell’arrangiamento contribuì molto all’atmosfera informale, intima dello show. Cobain fece una memorabile performance della canzone che è stata sempre uno delle più affettive dichiarazioni del suo alienamento e scontento.
Da qui, Cobain sembra crescere più rilassato e confidenziale. Uno dei temi degli scherzi durante il soundcheck – “il trattamento da superstar” di MTV – finì col funzionare bene anche durante lo show. “Non siamo, tipo, una ricca rock band?” dice Cobain quando tutti aspettano per una delle chitarre dei Meat Puppets di essere portata su. “Non dovremmo avere milioni di chitarre?”
Al contrario dell’informale, atmosfera scherzosa, Coletti ricorda che le riprese dell’Unplugged dei Nirvana conciso e libero di problemi. “Con molti degli Unplugged, tendevamo a riprovare durante il set, fare un chiacchiera e poi fare qualche canzone di nuovo. Ma questo fu veramente una battuta sola – tutte le canzoni, di seguito, in un’ora.”
Cobain lasciò tutti gli stop sulla canzone finale – un incantevole versione di “Where Did You Sleep Last Night,” una canzone tradizionale registrata da un altro dei suoi eroi musicali, l’archetipo del cantante folk americano, Leadbelly. Avendo fatto soffrire, gridato giustizia per la ballata con l’ossessione della morte, Cobain abbandonò il palco, per non tornarci più.
“Ho cercato di fargli fare un bis,” ricorda Alex Coletti. “Avevo Dave, Chris e Pat pronti per farlo. Ma Kurt non lo era. Stavo solo facendo il mio lavoro per MTV in quel momento, cercando di avere una canzone extra alla fine, per vedere se la notte avrebbe prodotto una gemma in più. La discussione andò avanti per circa cinque minuti. Alla fine Kurt disse, ‘Non posso superare l’ultima canzone.’ E quando lo disse, tornai indietro. Perché sapevo che era vero.”
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